La Corte di Cassazione penale, infatti, con sentenza n. 16931/2023, ha stabilito che il liquidatore della società, essendo un creditore della stessa, nel caso provveda ad autoliquidarsi il compenso stabilità dall’assemblea dei soci non depaupera la società ma altera solo la par condicio creditorum, integrando così il reato di bancarotta preferenziale. Avendo il liquidatore un diritto al compenso per la sua attività, qualora provveda a prelevare dai conti della società le somme a lui spettanti sulla base della relativa deliberazione assembleare, non realizza mai il delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale, salvo che il compenso deliberato sia eccessivo e sproporzionato ed il liquidatore abbia contribuito ad una tale irragionevole determinazione dell’ammontare del compenso.
Bancarotta: il liquidatore ha diritto al compenso, dunque, a patto che quando provveda ad autoliquidarsi il compenso dovuto per l’attività prestata, non leda la “par condicio creditorum”.
Il liquidatore della società, quindi, essendo un creditore della stessa, nel caso provveda ad autoliquidarsi il compenso stabilità dall’assemblea dei soci se è consono non depaupera la società, ma potrebbe alterare la par condicio creditorum, integrando così il reato di bancarotta preferenziale.
Ricordiamo che il reato di bancarotta si configura qualora un imprenditore o una società dichiarati falliti con sentenza dall’autorità giudiziaria mettono in atto azioni al fine di sottrarre ai creditori di rifarsi sul patrimonio personale o sociale